maisha


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todo lo que tienes es tu alma

n.b.
Maisha significa "Vita" in lingua swaili

"Noi siamo i figli di un mondo devastato che provano a rinascere in un mondo da creare. Imparare a diventare umani è la sola radicalità."

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Leoni per agnelli
La promessa dell'assasino
Il declino dell'impero americano
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Come eravamo
Vai e vivrai
Terra e libertà
Caos calmo ....
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Ultimo tango a Parigi
Tra cielo e terra
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Viaggio in India

vorrei guardare a breve
sempre mati e lulù

cosa leggo
Il fuoco sotto la neve
Rinnovare la mente Dalai lama

letti e/o amati da poco
Invece di questa sinistra di Giulietto Chiesa
La guerra come menzogna di Giulietto Chiesa
Raccontare, resistere di Luis Sepulveda
La democrazia degli altri di Amartya Sen
G8-Genova di Giulietto Chiesa
Piccolo Manifesto dei Comunisti (senza classe né partito) di Elsa Morante
Donne e topi di Emiliano Gucci!!!!!! smack
Piccole virtù di Natalia Ginzburg
Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti
Donne disarmanti
La tana della Jena di Hassan Itab
La fonte meravigliosa di Ayn Rand.. il libro più bello che potessi leggere.. ed ora..
Se questa è vita di Suad Amiry
Il sesso delle ciliegie di Jeanette Winterson
Oltre ogni illusione di Duong Thu Huong
Sto da cani di Emiliano Gucci
La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani........
Arrivederci piccole donne di Marcela Cerrano
Nudi e crudi di Alan Bennet
Antigua, vita mia! di Marcela Serrano
La donna abitata di Gioconda Belli
Caos calmo di Sandro Veronesi
Il cacciatore di aquiloni
Waslala di Gioconda Belli
Lettere contro la guerra di Tiaziano Terzani
Confessioni di un sicario dell'economia
Sorella del mio cuore
Il fiore del desiderio
La donna venuta dalla pioggia

chi accade oggi
l'egoismo..

mi state leggendo in


Invito a volare
di Eduardo Galeano

Cosa ne direste di cominciare a esercitare il diritto a sognare? E se delirassimo un po’? Proviamo a guardare oltre l’infamia per vedere quale altro mondo sia possibile… L’aria sarà pulita da ogni veleno, ad eccezione di quelli prodotti da umane paure e umane passioni; per le strade le automobili verranno investite dai cani. La gente non verrà guidata dall’automobile né programmata dal computer, non sarà possibile acquistare le persone al supermercato né farle guardare dal televisore che smetterà di essere il membro più importante della famiglia e rimarrà all’altezza della lavatrice o del ferro da stiro. La gente lavorerà per vivere invece di vivere per lavorare; nei codici penali verrà incluso il delitto della stupidità, che è ciò che faranno coloro che vivono per avere o guadagnare anziché vivere per il semplice gusto di gusto di vivere, come fanno gli uccelli che cantano per cantare e i bambini che giocano per giocare. I cuochi smetteranno di credere che le aragoste adorano essere buttate nell’acqua bollente vive, gli storici non penseranno più che ai popoli piacciono gli invasori e i politici abbandoneranno la convinzione che i poveri sono ghiotti di promesse. La solennità non sarà più una virtù e nessuno verrà preso sul serio se non dimostra di essere in grado di prendersi in giro. La morte e il denaro perderanno i loro poteri magici e né l’una né l’altro serviranno a fare dei farabutti persone perbene. Nessuno verrà preso per eroe o per tonto se fa quel che crede giusto invece di ciò che è più redditizio. Il mondo smetterà di fare la guerra ai poveri e inizierà a combattere contro la povertà. All’industria non rimarrà altro da fare che dichiarare bancarotta. Il cibo non sarà più merce e la comunicazione non sarà più un business, perché mangiare e comunicare sono diritti umani. Nessuno morirà di fame perché nessuno morirà di indigestione. I bambini di strada non verranno trattati come spazzatura perché non ci saranno più bambini di strada. I bambini ricchi non verranno trattati come danaro perché non ci saranno più bimbi ricchi. L’educazione cesserà di essere il privilegio di coloro in grado di pagarla e la polizia non sarà più la maledizione di coloro che non sono in grado di comprarla. La giustizia e la libertà, sorelle siamesi condannate a vivere separate, torneranno insieme schiena contro schiena; una donna nera diventerà presidente del Brasile e un’altra donna nera verrà eletta presidente degli Stati Uniti. Una donna maya sarà presidente del Guatemala e un’altra donna indiana sarà la prima cittadina del Perù. In Argentina le pazze di Plaza de Mayo verranno additate come esempio di salute mentale per essersi rifiutate di dimenticare negli anni dell’amnesia obbligatoria. La santa Madre Chiesa correggerà gli errori delle tavole di Mosè: il sesto comandamento ci ordinerà di onorare il corpo e verrà aggiunto l’undicesimo, quello che Dio aveva dimenticato: “Ama la tua natura della quale sei parte”. Verranno riforestati i deserti del mondo e quelli dello spirito; i disperati saranno attesi e i persi verranno ritrovati, perché sono stati coloro che hanno cercato e sperato fino alla disperazione. Diventeranno compatrioti e coetanei di tutti coloro che hanno sete di giustizia e di bellezza, e non importa in quale luogo e in quale tempo siano nati. Le frontiere del tempo e delle carte geografiche non avranno alcuna importanza. La perfezione continuerà ad essere il noioso appannaggio degli dèi, mentre nel mondo squinternato e tosto ogni notte verrà vissuta come fosse l’ultima e ogni giorno sarà goduto come se fosse il primo.
Social Forum Porto Alegre

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siete venuti qui a gironzolare
*loading* volte


mercoledì, agosto 09, 2006
 
le persone cambiano e prendono strade diverse..
si amano e si feriscono.. profondamente

scrivo di quello che accade nel mondo perchè è un respiro di cui ho sempre vissuto l'esigenza
ma c'è anche altro, ben altro oltre al mondo esterno che ti penetra dentro

c'è il tuo mondo antico e nuovo e ci sono luoghi dove questi mondi coraggiosamente e semplicemente sanno abbracciarsi.. luoghi ristretti.. si sono assottiliati.. ma ci sono perchè umili e amanti veri..

troppe cose nel cuore e nella mente
troppe cose che leggo in altri blog che mi riguardano
e che sono scritti solo per ferire.. gratuitamente

troppe cose che qui non dovrebbero vivere
il loro spazio è altrove
pensieri e parole di mononoke | 14:30 | commenti (7)
 
"every morning
in the subway
i watch you sit by
and watch my people die and my country crumble
into pieces before your eyes
and my heart starts to race
and i look away
i switch to Bach and i close my eyes
and i think of them
buried under the ground, homeless, in despair
and i look back at you
how could you let this happen?
is it because we're dark-skinned? is it because we're cheap to you?
this isn't right
and my heart races even more
and i want to throw your books your ipods your newspapers away and scream in the middle of the subway
but i dont
and i close my eyes
and i pray
to no one
because no one is listening
but i am losing my mind"
so i pray posted by princess mononoke at 7:58 AM

www.libanomio.blogspot.com

Israele - Palestina - 09.8.2006
Yad Vashem
Se Israele vuole assumere l’eredità di quell’ebraismo ridotto in cenere, deve assumerne la piena eredità morale
Yad Vashem è il museo dell’Olocausto di Gerusalemme, il sacrario della Shoà, ma per gli israeliani è ben altro che questo. Quel luogo è per molti aspetti, il topos del senso stesso dell’esistenza di Israele come stato ebraico.
 
Yad Vashem, memoriale per i soldatiOgni cittadino, ogni fanciullo, ogni soldato, si reca in pellegrinaggio in quel luogo per assumere il pieno statuto identitario di ebreo israeliano. Ogni persona, dal semplice turista o viaggiatore, al più illustre politico in visita in Israele, quale che sia la ragione della sua presenza, sa che ha il dovere di rendere omaggio alle vittime dello sterminio nazista recandosi a Yad Vashem.
Con quel solenne pellegrinaggio, il visitatore riconosce il suggello con cui lo stato d’Israele assume su di sé un’intera eredità.
Per un grandissimo numero di ebrei che si riconoscono nelle istituzioni ufficiali, Israele diviene acriticamente e senza mediazioni, passato, presente e futuro. Per essi la diaspora perde significato in sé per divenire appendice di un ritorno in pectore anche se procrastinato sine die. Di fatto, essi si sentono israeliani in standby.
 
Le recenti drammatiche vicende mediorientali, richiedono una rimessa in questione di questi assetti israelo-ebraici e delle dinamiche psicologico-culturali che vi sottostanno. Il movimento sionista ha avuto fra i suoi obbiettivi primari quello di normalizzare gli ebrei, collocandoli in una terra con la quale avevano un’antico legame e facendone un popolo come gli altri.
Quando il primo ebreo fu arrestato per furto e messo in prigione nella neonata entità statuale ebraica, il padre fondatore e primo capo del governo, David Ben Gurion, esultò: ”Siamo un paese normale!”.
Mai affermazione fu più rovinosamente scentrata. Israele è tutto fuorché un paese “normale”. La sua collocazione geografica è in Medio Oriente ma in questo momento la sua vocazione è occidentale. Per certi aspetti potrebbe essere uno stato degli Stati Uniti, anche se più di metà della sua popolazione viene da stati arabi e il 17% di essa è arabo-palestinese. La sua politica, in grande misura coincide con quella delle amministrazioni americane.
E’ stato fondato da scampati alle persecuzioni antisemite zariste e degli stati autoritari centro-orientali e da sopravvissuti alla Shoà, ha piena dunque titolarità a quella eredità, ma gli ebrei sterminati dai nazisti erano quanto c’è di più lontano da quello che è oggi l’ebreo israeliano. Quelli parlavano lo yiddish ed erano a proprio agio in molte altre lingue, vivevano a cavallo dei confini, erano cosmopoliti, ubiqui, inquieti, refrattari alle logiche militari, poco interessati, quando non ostili ai nazionalismi, erano smunti, fragili, dediti allo studio, alle professioni liberali, intellettuali, al piccolo o grande commercio, appartenevano alla categoria dei paria perseguitati emarginati, erano dalla parte degli sconfitti.
L’israeliano delle nuove generazioni si esprime in ebraico moderno, una lingua costruita desantificando l’ebraico biblico e piegandolo alle esigenze di una nazione e la sua seconda lingua è l’inglese. L’israeliano sta con i vincitori, è forte, determinato, orgogliosamente nazionale, militarmente molto preparato, capace di essere agricoltore e soldato quanto intellettuale e tecnico, ma anche taxista, ingegnere, negoziante o impiegato, operaio e persino occupante e poliziotto di un altro popolo, cosa inconcepibile per un ebreo della diaspora che subì lo sterminio.
 
Oggi, che nuovamente un leader fanatico di un paese islamico chiede la cancellazione dello stato sionista dalla carta geografica, in Israele e nella diaspora, si evoca il legame con la Shoà in modo univoco e schematico quasi a volere stabilire un parallelo inaccettabile con il ghetto di Varsavia.
Ma ancorché Israele viva in stato di grande difficoltà e subisca il terrorismo e l’aggressione di Hezbollah sulla carne della propria gente, pensare di rappresentare la tragica eredità dello sterminio solo con un modello rigido per giustificare l’uso indiscriminato della propria soverchia forza militare e radere al suolo intere città provocando quasi esclusivamente morti civili, è scambiare etica per propaganda.
 
Se Israele vuole assumere l’eredità di quell’ebraismo ridotto in cenere, deve assumerne la piena eredità morale, cessare di vessare ed imprigionare un altro popolo, diventare più piccolo, molto più democratico, abbandonare la mistica della potenza, diventare leader del processo di pace ed assumere la funzione di ponte fra occidente e medio oriente.


Moni Ovadia
 Ripubblichiamo questo articolo di Moni Ovadia già uscito su l'Unità di sabato 5 agosto




pensieri e parole di mononoke | 14:09 | commenti


giovedì, agosto 03, 2006
 


 
060803lib3

Fino
a quando?

Eduardo Galeano

Un paese ne bombarda due. L'impunità potrebbe meravigliare se non fosse costume normale. Qualche timida protesta in cui si dice di errori.

Fino a quando gli orrori continueranno a chiamarsi errori? Questo macello di civili si è scatenato a partire dal sequestro di un soldato.

Fino a quando il sequestro di un soldato israeliano potrà giustificare il sequestro della sovranità palestinese?

Fino a quando il sequestro di due soldati israeliani potrà giustificare il sequestro del Libano intero? La caccia all'ebreo è stata, per secoli, lo sport preferito degli europei. Sboccò ad Auschwitz un vecchio fiume di terrori, che aveva attraversato tutta Europa.
Fino a quando i palestinesi e altri arabi continueranno a pagare per delitti che non hanno commesso? Quando Israele spianò il Libano nelle sue precedenti invasioni, Hezbollah non esisteva.
Fino a quando continueremo a credere alla favola dell'aggressore aggredito, che pratica il terrorismo perché ha diritto a difendersi dal terrorismo? Iraq, Afghanistan, Palestina, Libano...

Fino a quando si potrà continuare a sterminare paesi impunemente? Le torture di Abu Ghraib, che hanno sollevato un qual certo malessere universale, non sono niente di nuovo per noi latinoamericani. I nostri militari hanno appreso quelle tecniche di interrogatorio nella School of Americas, che oggi ha perso il nome ma non il vizio.

Fino a quando continueremo ad accettare che la tortura continui a legittimarsi, come ha fatto la corte suprema di Israele, in nome della legittima difesa della patria? Israele ha ignorato quarantasei raccomandazioni dell'Assemblea generale e di altri organismi delle Nazioni unite.

Fino a quando il governo israeliano continuerà a esercitare il privilegio d'essere sordo? Le Nazioni unite raccomandano, però non decidono. Quando decidono, la Casa Bianca impedisce che decidano, perché ha diritto di veto. La Casa Bianca ha posto il veto, nel consiglio di sicurezza, a quaranta risoluzioni che condannavano Israele.

Fino a quando le Nazioni unite continueranno a comportarsi come se fossero uno pseudonimo degli Stati uniti? Da quando i palestinesi sono stati cacciati dalle loro case e spogliati della loro terra, è corso molto sangue.

Fino a quando continuerà a correre il sangue perché la forza giustifichi ciò che il diritto nega? La storia si ripete, giorno dopo giorno, anno dopo anno, e muore un israeliano ogni dieci arabi morti.

Fino a quando la vita di ogni israeliano continuerà a valere dieci volte di più? In proporzione alla popolazione, i cinquantamila civili, in maggioranza donne e bambini, morti in Iraq equivalgono a ottocentomila statunitensi.

Fino a quando accetteremo, come se fosse normale, la mattanza degli iracheni in una guerra cieca che ha ormai dimenticato i suoi pretesti?

Fino a quando continuerà ad essere normale che i vivi e i morti siano di prima, seconda, terza o quarta categoria? L'Iran sta sviluppando l'energia nucleare.
Fino
a quando continueremo a credere che ciò basta a provare che un paese è un pericolo per l'umanità? La cosiddetta comunità internazionale non è per nulla angustiata dal fatto che Israele possieda 250 bombe atomiche, nonostante sia un paese che vive sull'orlo di una crisi di nervi. Chi maneggia il pericolosimetro universale? Sarà stato l'Iran il paese che buttò le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki? Nell'era della globalizzazione, il diritto di pressione è più forte di quello di espressione. Per giustificare l'occupazione illegale di terre palestinesi, la guerra viene chiamata pace. Gli israeliani sono patrioti e i palestinesi terroristi, e i terroristi seminano allarme universale.
Fino a quando i mezzi di comunicazione continueranno a seminare paura? Questa mattanza, che non è la prima e temo non sarà l'ultima, accade in silenzio. Il mondo è diventato muto?

Fino a quando le voci dell'indignazione continueranno a suonare come campane di legno? Questi bombardamenti uccidono bambini: più di un terzo delle vittime, non meno della metà. Chi si azzarda a denunciarlo è accusato di antisemitismo.

Fino a quando continueremo ad essere antisemiti, noi che critichiamo il terrorismo di stato?
Fino a quando accetteremo questa estorsione? Sono antisemiti gli ebrei che inorridiscono per quanto viene fatto in loro nome? Sono antisemiti gli arabi, tanto semiti quanto gli ebrei? Per caso non ci sono voci arabe che difendono la patria palestinese e ripudiano il manicomio fondamentalista? I terroristi si somigliano tra loro: i terroristi di stato, rispettabili uomini di governo, e i terroristi privati, che sono matti singoli e matti organizzati dai tempi della guerra fredda al totalitarismo comunista. E tutti agiscono in nome di dio, si chiami Dio, Allah o Jahvé.
Fino a quando continueremo a ignorare che tutti i terrorismi disprezzano la vita umana e che tutti si alimentano tra loro? Non è evidente che in questa guerra tra Israele e Hezbollah sono i civili - libanesi, palestinesi, israeliani - quelli che ci mettono i morti? Non è evidente che le guerre di Afghanistan e Iraq e le invasioni di Gaza e del Libano sono incubatrici di odio, fabbriche di fanatici in serie? Siamo l'unica specie animale specializzata nello sterminio reciproco. Destiniamo duemila e cinquecento milioni di dollari, ogni giorno, alle spese militari. La miseria e la guerra sono figlie dello stesso padre: come qualche dio crudele, mangia i vivi e anche i morti. Fino a quando continueremo ad accettare che questo mondo innamorato della morte è il nostro unico mondo possibile?

Copyright Ips/il manifesto 26 luglio 2006

vauro317006dal sito di peacereporter

pensieri e parole di mononoke | 09:29 | commenti


mercoledì, agosto 02, 2006
 
esiste un'altra mononoke..

esistono altre mononoke sparse nel mondo..

credo tutte accomunate da una natura tesa alla curiosità e all'incapacità di "tirarsi fuori"..

alla necessità di attraversare e lottare in quelle piccole e grandi situazioni che la vita pone davanti agli occhi.

ho scoperto esserci un'altra mononoke.. in Libano

scrive gridando di quello che vedono i suoi occhi

( scene come fossero fotomontaggi.. impossibili da credere reali.. ed invece lo sono..)

scrive della rabbia

perchè la guerra è incomprensibile al cuore di una persona..

non so perchè ma questa guerra mi sta togliendo il fiato.. il sonno e quella finta serenità di cui abbiamo bisogno per andare avanti.. facendo finta che tutto sia lontano..

ma da quando c'è matilde tutto sembra più vicino

l'assurdità della guerra per il potere effimero è una ferita che una volta scoperta e vissuta non ti abbandona più..

se fossi nata là.. al posto della mononoke libanese..


www.libanomia.blogspot.com

Ecco un giornale - 31-7-06

(398 letture)   Pagina Stampabile



Un titolo a tutta pagina che si rivolge direttamente al Primo Ministro. E gli chiede di battersi per ottenere un immediato cessate il fuoco in Libano . Un titolo accompagnato da un richiamo esplicito ad agire per la pace sottoscritto da 42 personalità, ex ministri, leader politici, ambasciatori, artisti, premi nobel. Ve la immaginate una prima pagina così su un quotidiano italiano? Forse su qualche “giornale militante” che parla a un pubblico selezionato ( ma che farebbe fatica a trovare firme così autorevoli). In Gran Bretagna invece accade anche questo: che un quotidiano di opinione come l'Independent prenda di petto Tony Blair e gli dica di alzare la voce nell'incontro odierno con il Presidente Bush, di non farsi trattare come uno zerbino ( è accaduto nella ormai celebre “scenetta” della pausa dei lavori al G8 di San Pietroburgo), di ottenere una immediata tregua in Libano.

E i 42 firmatari dell'appello parlano in modo straordinariamente chiaro: bisogna fermare la risposta sproporzionata e controproducente di Israele agli attacchi degli Hezbollah e fare tutto ciò che è necessario perché questi ultimi restituiscano i soldati prigionieri e smettano di lanciare missili sulla Galilea. Aggiungono inoltre questa considerazione tutta mirata proprio su Blair “ Il suo Governo ha isolato la Gran Bretagna dall'opinione pubblica mondiale per quanto riguarda l'Iraq, noi respingiamo la continuazione di una politica estera così disastrosa”.

Intendiamoci. L'Independent non è la “voce della verità” e neanche un giornale “terzista”. Su tutta la vicenda irachena è stato una spina nel fianco di Blair, non ha mai condiviso nulla della scelta della cosiddetta guerra preventiva. Ma è un quotidiano autorevole e importante ( 261mila copie circolanti nel novembre 2005), che sulle questioni vitali per il paese non esita a prendere posizione, non accetta a scatola chiusa i compromessi della politica. La lettera/appello di oggi nasce dall'idea di un “ruolo civile” della grande stampa che dà spessore a una democrazia. Ma nasce anche da un clima diffuso in questi giorni in Gran Bretagna: anche altri grandi quotidiani come il Times e il Guardian hanno ospitato intere pagine di inserzioni a pagamento di soggetti e associazioni che chiedevano il cessate il fuoco. Come dire che giornali e opinione pubblica britannica, insieme, non riescono più ad assecondare in silenzio una politica estera basata sulla guerra e sulle armi.


di Roberto Reale
Segretario Isf www.isfreedom.org
da articolo21

dal sito di Megachip
pensieri e parole di mononoke | 09:36 | commenti (2)